giovedì 25 luglio 2013

PRESIDIO A SAN PIETRO IN CASALE



Sperando nella gente in vacanza e nella generale distrazione agostana i nostri baldi eroi hanno indetto una Conferenza dei Servizi per il giorno 01/08/2013 con il seguente ordine del giorno:

  • Esame della documentazione integrativa per la valutazione del cumulo degli impatti dei quattro impianti previsti dall’Accordo di programma di riconversione produttiva dello stabilimento saccarifero di San Pietro in Casale.
  • Approvazione del progetto dell’impianto a biogas proposto da Sfir spa e da Agroenergy Park srl

E ci racconteranno che no, non è così… siamo noi che come al solito pensiamo male. I tempi, le lente procedure, hanno fatto si che questa Conferenza dei Servizi venisse fissata in questa data. Non si poteva fare altrimenti. Non dipende da noi amministratori della Provincia di Bologna è la burocrazia.
Per favore… almeno una volta… smettetela di raccontarci queste cazzate!
Ci credete solo voi.
UN APPELLO A TUTTI/E

PARTECIPATE AL PRESIDIO

SABATO 27/07/2013

A SAN PIETRO IN CASALE

ORE 9.30

PIAZZA DEL COMUNE



giovedì 27 giugno 2013

GUAI IN VISTA!

Nella seduta del Consiglio Provinciale di Bologna del 24/06/2013, ad un question time del consigliere Finelli sullo stato della procedura di autorizzazione degli impianti nella zona dell'ex zuccherificio SFIR di San Pietro in Casale, l'assessore all'ambiente Emanuele Burgin ha risposto che la società proponente Agroenergy Park ha presentato le integrazioni ai progetti richieste da parte degli organi competenti e quindi la procedura è ripresa in attesa della prossima Conferenza dei Servizi.
La partita non è ancora chiusa ma il rischio di una definitiva autorizzazione si fa sempre più vicino.
Ancora una volta i nostri (?) amministratori rimangono sordi alle richieste dei cittadini e si nascondono dietro alla fatalità della burocrazia che gli impedirebbe di intervenire, come se la vicenda delle biomasse non provenisse da un preciso indirizzo politico che ha volti e responsabilità ben precise.
Continuiamo a resistere!


domenica 23 giugno 2013

La mappa degli ecomostri

Clicca sulla mappa per ingrandirla.

I Superciuk delle biomasse



L’investimento, per definizione, ha l’ambizione di guardare lontano, proiettando la raccolta dei frutti nel lungo periodo.
La speculazione, viceversa, guarda dietro l’angolo con il fiato corto.
I capitali investiti devono rientrare nel più breve periodo.
Nel caso degli impianti a biomasse gli incentivi sono talmente generosi da far rientrare i capitali investiti in tre anni e godere una rendita per altri dodici anni senza i rischi d’impresa.
1 Kw prodotto dagli impianti a biomasse viene pagato 0,28 cent contro gli 0,07 cent del prezzo di mercato. 
Il risultato è che la corrente elettrica immessa nel circuito per le nostre abitazioni la paghiamo due volte.


Vi ricordate di Superciuk?

Alter ego di Ezechiele Bluff, spazzino municipale squattrinato, frustrato e dedito all'alcol, era un buffo personaggio di Max Bunker che, in Alan Ford, rubava ai poveri per dare ai ricchi. 
Bene, Superciuk è ancora vivo!


sabato 22 giugno 2013

Un messaggio da Castelvetro


Conferenza dei servizi

Qui potete scaricare il verbale della Conferenza dei servizi della Provincia di Bologna del 07/03/2013 riguardante gli impianti della Agroenergy Park nella zona dell'ex zuccherificio SFIR di San Pietro in Casale.

VERBALE CONFERENZA DEI SERVIZI

L'inganno delle biomasse

Fondamentale, per chi vuole formarsi una conoscenza sul tema biomasse, seguire cliccando sui link che trovate di seguito questa conferenza di Gianni Tamino, docente di Biologia generale e di Fondamenti di Diritto ambientale al Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova.

L'INGANNO DELLE BIOMASSE 1

L'INGANNO DELLE BIOMASSE 2

L'INGANNO DELLE BIOMASSE 3

L'INGANNO DELLE BIOMASSE 4

Per non dimenticare

E' sempre utile rinfrescarsi la memoria rivedendo e riascoltando l'intervento del professor Virzì nell'ormai famoso incontro di San Pietro in Casale con il sindaco Brunelli che cerca di troncargli lo scomodo intervento.

Clicca sul link per visualizzare.
Intervenro del Dott. Virzì sulle BIOMASSE

Un precedente seconda parte

Brindisi, 01/03/2012

Concluso il sequestro della centrale a biomasse della Sfir


Gli Agenti del Corpo Forestale dello Stato, Comando Stazione di Brindisi, in data 28/02/2012, su richiesta del Tribunale di Brindisi, Ufficio G.I.P., e con il supporto tecnico di personale dell’Arpa Puglia, Dipartimento di Brindisi, hanno proceduto al sequestro preventivo di una centrale elettrica a biomasse all’interno di uno zuccherificio sito nella Zona Industriale di Brindisi.

Le operazioni di spegnimento e di relativa messa in sicurezza dei motori oggetto di sequestro, sono terminate nella mattinata del 29/02/2012, con l’apposizione dei sigilli sull’ultimo dei due motori.

La misura cautelare è scaturita a seguito delle risultanze degli accertamenti effettuati da personale del Comando Stazione Forestale di Brindisi a seguito di apposita delega di indagine della Procura di Brindisi.

In particolare i Forestali hanno riscontrato che i motori della centrale termoelettrica, hanno provocato delle emissioni in atmosfera i cui valori sono risultati superiori ai limiti di legge.

Il sequestro si è reso necessario per i reiterati superamenti dei valori predetti, con particolare riferimento a ossidi di azoto, polveri e ammoniaca, e per le relative violazioni ambientali poste anche a tutela di un territorio già martoriato come quello della Zona Industriale di Brindisi.

Nello specifico, i motori della centrale interessati dai superamenti dei valori nelle emissioni in atmosfera sono quelli alimentati a olio vegetale (olio di palma) ed utilizzati per la produzione di energia elettrica; tale energia in minima parte (32.000 MWh) viene utilizzata nel processo di raffinazione dello zucchero, mentre la restante parte (248.000 MWh) viene immessa sulla Rete di distribuzione nazionale, con cui la società risulta avere assunto precisi impegni.

Secondo quanto accertato dal Corpo Forestale dello Stato, tali superamenti si sono verificati a partire dal settembre 2011 e si sono protratti, seppur con minore frequenza, sino ai giorni scorsi.

A seguito di tali accadimenti la Provincia di Brindisi, quale autorità competente, ha più volte diffidato la società, così come previsto dall’art. 29-decies comma 9 lett. a) del D. Lgs. 152/06, ad intervenire sui motori al fine di contenere i valori delle sostanze immesse in atmosfera; tuttavia tali diffide, unitamente ai conseguenti interventi di carattere tecnico messi in atto dalla società, non hanno evitato il ripetersi di ulteriori superamenti che, seppur a livello di media oraria, sono stati in alcuni casi superiori del 50% rispetto al valore limite stabilito dalla normativa di settore e dall’Autorizzazione Integrata Ambientale, rilasciata dalla Provincia, alla società.


COMUNICATO STAMPA CORPO FORESTALE DELLO STATO

Un precedente prima parte

Sequestrata la mini-centrale a biomasse di Sfir: emissioni irregolari

di Marcello Orlandini » http://www.brindisireport.it 28 febbraio 2012 alle 19:28


BRINDISI – Personale del comando provinciale della Forestale di Brindisi ha sottoposto a sequestro preventivo i due motori diesel alimentati a biomasse della centrale termoelettrica interna alla raffineria di zucchero Sfir, nell’area di Costa Morena. L’intervento non ha provocato il fermo produttivo della raffineria, che può continuare ad alimentare i propri processi con l’altra caldaia, quella a ciclo combinato a metano. Il sequestro è legato quasi certamente alla diffida che il dirigente del Settore ecologia della Provincia, Pasquale Epifani, aveva inviato alla stessa Sfir a metà ottobre 2011, in cui veniva fissato un termine di sette giorni per adeguare alla normativa le emissioni orarie della stessa centrale interna.
Così, a quanto pare, non è stato. La nota della Provincia era stata trasmessa anche ad Arpa, Asl, Asi, ed al Comune di Brindisi, oltre che alla Società fondiaria industriale romagnola. Da qui l’intervento odierno della Forestale, coaudiuvata da una squadra di tecnici dell’Arpa. Non vi sono notizie ufficiali sull’operazione, ma secondo alcune fonti Sfir non sarebbe stata in grado di produrre una documentazione completa circa gli interventi prescritti, e quindi da attuare. Ciò che è stato fermato, comunque, è il business parallelo realizzato da Sfir a Brindisi, parallelo alla raffinazione dello zucchero grezzo di canna della quota comunitaria assegnata all’Italia.


Si tratta della produzione di energia elettrica che viene immessa in rete a 150 kV con priorità di spacciamento. Tutta l’energia elettrica in surplus prodotta dai due motori diesel da 17 megawatt ciascuno, alimentati ad olio di palma importato dall’Indonesia (e non certo dall’indotto locale di colture di semi promesso e mai nato), finisce infatti nella rete nazionale e secondo il piano industriale per lo stabilimento di Brindisi dovrebbe fruttare anche 370mila certificati verdi l’anno.

venerdì 21 giugno 2013

Biogas e sicurezza

Incidenti a centrali a biogas a partire da 2010


 fonte: www.initiativen-mit-weitblick.de

Traduzione della descrizione dei singoli incidenti:

Kölleda – 09.01.2010 incendio in un impianto
Leutkirch – 12.01.2010: incendio in un impianto
Mühlingen – 21.01.2010: 18 mila litri di contenuto del digestore contaminano acque Abstbessingen- 23.02.2010: incidente con pompaggio e asportazione del contenuto del digestore per evitare sversamento
Großkayna – 15.03.2010: dopo forte esplosione sversamento di 14 milioni di litri di contenuto del digestore
Jever – 08.04.2010: incendio con milioni di danni
Sohlingen – 11.04.2010: sviluppo incendio da saldature
Dorfen-Nicklhub – 14.05.2010: moria di pesci dopo l’incidente
Halsbek – 03.06.2010: incendio
Schwandorf – 28.06.2010: incendio
Gebensbach – 29.06.2010: moria di pesce dopo l’incidente
Allendorf/Eder – 01.07.2010: incidente sul lavoro: un operaio cade da cinque metri
Unterkorb – 02.07.2010 moria di pesci nel Vils dopo sversamento di 1000 m3 di contenuto del digestore
Oberschweibern – 24.07.2010: incendio
Lorup – 01.08.2010: incendio con 900 mila € di danni nell’area dell’impianto
Ruderatshofen – 11.08.2010: tre feriti dopo esplosione/incendio
Nordstetten/Villingen – 13.08.2010: incendio
Lüdinghausen – 20.08.2010: 50 mila litri di contenuto del digestore in un corso d’acqua
Kleinbreitenbronn – 31.08.2010: perdita di contenuto del digestore
Großbottwar – XX.09.2010: sversamento di contenuto del digestore dall’impianto nel Bottwar
Eichenried – 24.09.2010: esplosione
Bad Wörishofen – 30.09.2010: incendio nella cabina di trasformazione
Niederprüm -12.10.2010: sversamento di un milione di litri
Neetze – 20.10.2010: 500 mila euro di danni per perdite di contenuto del digestore
Oberwertach/Feldkirchen – 03.11.2010: incendio e inquinamento idrico
Istha/Martinhagen – 05.11.2010: perdite dalla trincea dell’insilato
Nidderau-Ostheim – 06.12.2010: due feriti da esplosione nell’impianto
Vasbeck-Diemelsee – 01.01.2011: perdite di contenuto del digestore
Wölfersheim-Berstadt – 07.01.2011: colature dalla trincea dell’insilato inquinano le acque
Feldkirchen-Westerham – 26.01.2011: perdite di contenuto del digestore
Trendelburg – 27.01.2011: colature dalla trincea dell’insilato inquinano le acque
Düngstrup 29.01.2011: incendio nell’area dei servizi tecnologici
Wittlich – 31.01.2011: infiltrazioni di liquidi dalle fondazioni della centrale inquinano le acque
Senftenberg – 31.01.2011: incendio nell’unità di filtraggio
Karft bei Wittendörp – 05.02.2011: incendio in un grande impianto
Ellwangen-Pfahlheim – 07.02.2011: fuoriuscita di 300 mila litri di contenuto del digestore per un difetto tecnico
Schmachtenhagen – 08.02.2011: a causa di un incidente sversamento di 1500 m3 di contenuto del digestore (digestato)
Alheim – 09.02.2011: colaticcio da insilato per l’alimentazione dei digestori si spande sull’autostrada
Lamstedt – 09.02.2011: sospetta moria di pesce causata da centrale a biogas
Gangelt – 09.02.2011: incendio nella sala motori
Lauchhammer – 28.02.2011: incendio nell’essicatore del digestato
Kampe – 08.03.2011: da 2,5 a 3 milioni di litri di contenuto del digestore fuoriusciti ma il bacino di raccolta ha prevenuto il disastro
Allershofen – 05.03.2011: fiamme nell’impianto elettronico della centrale
Güterglück – 15.03.2011: esplosione con incendio in un digestore
Grevesmühlen – 16.03.2011: (arrivo della notizia) percolato nel bacino di raccolta delle acque piovane
Campen – 07.04.2011: 250 mila € di danni per incendio con molto fumo
Auetal – 08.04.2011: sabotaggio causa lo sversamento di 300 mila litri di contenuto del digestore
Quarnstedt, SG Gartow – 10.04.2011: incendio
Sauserhof, Großbottwar – 03.05.2011: inquinamento idrico per sversamento di contenuto del digestore
Seeth – 05.06.2011: incendio in una centrale (Trafobrand)
Güstrow – 11.06.2011: incendio nella centrale
Erkheim – 20.07.2011: incendio: bruciata la copertura del deposito del digestato
Lauchhammer – 25.07.2011: dopo esplosione due persone ustionate, una gravemente e in seguito morirà
Eggeloge – 01.08.2011: scoppio durante lavori di manutenzione, due feriti gravi
Dassel-Relliehausen – 11.08.2011: incendio di un fermentatore
Gressthal – 20.05.2012: a causa di una perdita da un fermentatore sversamento di 600 m³ di contenuto del digestore
Lenningen-Krebsstein – 06.10.2011: sversamento di 1.5 milioni di litri di contenuto del digestore a seguito del fermentatore
Uchte-Lohhof – 27.10.2011: incendio in 2 impianti di cogenerazione, rischio esplosione
Wiesent – 05.11.2011: scoppio nel fermentatore fa saltare la copertura
Marienmünster – 10.11.2011: incendio in un impianto satellite di cogenerazione
Schlieven – 05.12.2011 : incendio nell’impianto di essiccazione dei digestati; soccorritori in pericolo a causa del deposito di acido solforico
Bettinghausen – 20.12.2011: ancora – era già successo nel 2008 – 1500 m ³ di materiali da fermentare sversati
Hilgermissen – 27.12.201: moria di pesci in un biotopo a causa del colaticcio delle trincee di insilato
Katschenreuth- 01.01.2012: dopo un black out (temporale) l’impianto trabocca
Wurmannsquick – 24.02.2012: perdita da una conduttura: fuoriuscito materiale dal fermentatore
Rheurdt-Saelhuysen – 26.03.2012: grave incendio
Schultenwede – 31.03.2012: contenuto del digestore e di digestati sversati in un ruscello e acque di pesca
Neumarkt – 23.04.2012: sversamento di digestato con inquinamento di corso d’acqua e moria di pesci
Massing-Geratsdorf – 25.04.2012: 20 m3 di digestati nel fiume per un errore umano
Altenstadt – 19.05.2012: perdita di gas da una conduttura con conseguente esplosione
Jerstedt – 07.06.2012: 50m3 di digestato sversati
Großbottwar – 26.06.2012: per la terza volta contenuto del digestore sversato nel fiume Bottwar
Irlach, Cham – 29.06.2012: incendio di macchinari nella sala impianti tecnologici
Usedom – 05.07.2012: una persona portata in ospedale per precauzione dopo che per una perdita di gas si era staccata una cupola di plastica
Bergatreute – 11.07.2012 grande incendio e esalazioni di idrogeno solforato
Niederviehbach – 26.07.2012: sversamento di contenuto del digestore (50m ³) in parte in un ruscello
Kelheim – 06.08.2012: bagliore e scoppio nella centrale di Thronhofen
Mühlingen – 22.08.2012: perdita di gas da un fermentatore; la torcia di emergenza ha dovuto essere attivata manualmente
Schwarzenbek – 17.09.2012: rischio di esplosione per un incendio in un fermentatore
Gangkofen – 26.10.2012: moria di pesce nel fiume Blina:sversamento nei pressi dell’impianto

E allora diviene impellente porre ai nostri amministratori provinciali e regionali una domanda ben precisa:  – Se nonostante l’alto livello di sicurezza richiesto e i sistematici e rigidi controlli imposti dalle autorità tedesche per accertarlo e garantirlo, gli incidenti capitati in quelle biomasse sono decine e anche gravi, con forti inquinamenti e morti… quanto possiamo essere tranquilli noi, cittadini della bassa bolognese, circondati da biomasse create e gestite praticamente senza nessuna forma di normativa e  controllo?

sabato 11 maggio 2013

La dittatura del cardo

Sardegna

Contadini in rivolta contro la dittatura del cardo

di Giuseppe De Marzo
(Il Manifesto 10/05/2013)



Per i contadini della Nurra, nel nord ovest della Sardegna, l’identità di una persona e di una comunità proviene dalla terra. La terra ci dice chi siamo, nutrendoci materialmente e culturalmente. Negli ultimi anni questa relazione è stata stravolta da decine e decine di progetti che puntano a rendere l’isola la regione campione della green economy, l’ultima frontiera del capitalismo verde. Zio Giacomo difende questa terra da anni, con la passione forte e dignitosa di un popolo antico. Insieme a suo nipote Giuseppe ha messo su una fattoria didattica e recuperato un antico pozzo Nuragico, testimonianza di un’antica civiltà. Come tutti i contadini della zona sta lottando contro chi vorrebbe fargli piantare solo il cardo per soddisfare la domanda di biomasse della centrale dell’Eni. Il cane a sei zampe sostiene che la chimica verde segnerà la rivoluzione agricola sarda.
Il progetto di Matrica spa e di Polimeri Europa prevede la riconversione degli impianti dell’ex petrolchimico di Porto Torres nel «polo per la chimica verde». Secondo l’Eni il futuro è nel cardo, anzi in una particolare specie chiamata Cynara cardunculus. Così per assecondarne le necessità i contadini della Nurra dovrebbero abbandonare qualsiasi altra produzione agricola, destinando quelle che sono le terre più fertili di Sardegna alla crescita esclusiva della materia prima necessaria agli impianti chimici. A sentire gli esperti ci vorrebbero 100.000 ettari di terreni e 500.000 tonnellate di materia per sostenere la quantità di biomasse necessarie alla centrale dell’Eni, come ci racconta C.A.P.S.A. – il comitato di azione, protezione e sostenibilità ambientale – No Chimica Verde. Non solo tutta questa terra non c’è, ma la coltivazione del cardo per l’estrazione dell’olio da utilizzare come combustibile stravolgerebbe l’intera economia della zona e servirebbe per nascondere la combustione di altri materiali assimilati, estremamente nocivi per la salute. I 22 mila ettari della Nurra sarebbero quindi riconverti per una produzione inutile alle economie del territorio, che tra le altre cose richiede molta acqua e rischia di danneggiarne la biodiversità. Nonostante gli evidenti limiti, l’obiettivo rivoluzione verde va avanti, con il consenso delle forze politiche di centrodestra e centrosinistra. Ai contadini ed ai pastori, organizzati nell’associazione «Nurra dentro- riprendiamoci l’agro», non rimane che lottare per salvare economie locali, posti di lavoro, tradizioni, relazioni e cultura.
Ma qui in Sardegna non sono solo i contadini della Nurra, i comitati a Porto Torres, Sassari ed Alghero a resistere all’avanzata della nuova frontiera della speculazione energetica. Sono tante le comunità ed i settori coinvolti. Al moltiplicarsi dei progetti di grandi aziende energetiche private, imprese di Stato e banche interessate al nuovo business verde si contrappongono in ogni luogo comitati di cittadini/e che smentiscono con dati alla mano l’idea secondo la quale sia sufficiente la parola «green» a garantire nuove opportunità per coniugare profitto e lavoro con il rispetto dell’ambiente. Qui lo chiamano «il grande inganno verde», al cui generalismo sono culturalmente piegate le forze politiche in regione ed a Roma. Il Centro Sociale Pangea, a pochi metri dalla mancata bonifica tra le più grandi d’Italia, i 23 Kmq dell’ex petrolchimico dell’Eni di Porto Torres, ricorda i disastri di un modello che in realtà riproduce la stessa vecchia idea del passato: i vantaggi dello sfruttamento sono privati e di pochi, mentre i costi sociali ed ambientali restano pubblici e di tanti. Politiche industriali sbagliate che, come denuncia l’ISDE- associazione italiana medici per l’ambiente, hanno trasformato la Sardegna nella regione più inquinata d’Italia. Alla faccia della redistribuzione della ricchezza, della salute, della crisi ecologica e della credibilità della democrazia rappresentativa. La speranza è nella riconversione ecologica partecipata delle attività produttive e della filiera energetica, da organizzare insieme a lavoratori, comunità e amministrazioni locali. Un metodo diverso, che si fonda sulla democrazia partecipata e della ricerca della giustizia ambientale.
Per avere un’idea della vitalità di questi nuovi soggetti basterebbe visitare il portale che da voce ai territori in movimento, www.arexxini.info . Nonostante il silenzio che circonda l’argomento, sono moltissimi i conflitti aperti. Oltre a quelli di Sassari, Porto Torres, Alghero, ci sono Cossoine, Guspini, Narbolia, Vallermosa, Gonnosfanadiga, Isili, Nurallao, Arborea, Narblia, sono per citarne alcuni. Tutti impegnati a denunciare i falsi miti sui cui fonda la sua retorica la green economy, dove il rispetto del territorio ed il lavoro lasciano spazio ad una realtà fatta di grandi impianti, sprechi, corruzione, disoccupazione, inquinamento, mancate bonifiche ed intrecci finanziari pericolosi. Come quello che vede al centro il presidente sardo di confindustria Alberto Scanu nel progetto di una centrale solare termodinamica a torre centrale a sali fusi, presentato proprio dalla sua Sardinia Green Island nel territorio di Villaermosa. Il comitato «Sa Nuxedda Free» appena costituito ha da subito messo in luce i limiti del progetto, a partire dalla localizzazione dell’impianto previsto in una zona agricola di 130 ettari che verrà ricoperta da 3500 specchi eliostatici necessari a riflettere i raggi solari su una torre alta 200 mt. Per supportare l’impianto è previsto un sistema di riscaldamento a biomasse capace di portare i sali ad una temperatura superiore ai 260°. Il comitato denuncia la depredazione del terreno agricolo, la vicinanza al centro abitato e ad altri nuclei agricoli, l’impatto ambientale per il quale ancora non è prevista la valutazione e l’utilizzo di prodotti non vegetali per far funzionare la centrale a biomasse, così come già affermato da molti esperti. Stesso discorso a Guspini e Gonnosfanadiga, dove la Energogreen, controllata Fintel, vuole realizzare una megacentrale termodinamica, un parco eolico e due centrali a biogas. Il Comitato No Megacentrale denuncia come per realizzare l’impianto sarà necessario livellare più di 200 ettari di terra fertile, spianando e distruggendo le aree boschive. Una landa di specchi sostituirà un paesaggio fatto di uliveti e pascoli. Senza contare l’impatto sulle riserve di acqua, circa 50.000 metri cubi al mese. I geologi sostengono che la ricerca di acqua comprometterebbe le falde, innalzando il rischio siccità e razionamento idrico per gli abitanti della zona. Del resto le centrali a biomasse continuano a cadere a pioggia sul territorio con l’obiettivo di sfruttare gli incentivi di Stato, anche quando non vi sono campi esistenti di mais o simili che dovrebbero essere adiacenti alle centrali per garantirne il funzionamento. Nonostante non vi siano piani agronomici la compravendita di terreni per aziende intenzionate a produrre biomasse sta segnando un’impennata, con gravi ripercussioni sul tessuto socioeconomico. Sono molti a dar via terreni e bestiame, dove tra le altre cose l’aumento della richiesta di biomasse spinge in alto i prezzi dei mangimi.
Altri impianti termodinamici della Energogreen sono al centro dei conflitti nella zona di Cossoine, dove il 17 marzo i cittadini si sono pronunciati per l’88% dei voti contro la centrale con un referendum indetto dallo stesso sindaco. Una lotta che ha visto vincere un’intera comunità nella difesa del proprio territorio e nel recupero della sua vocazione agricola. La centrale a regime avrebbe portato nelle casse della Energogreen 40 milioni di euro grazie agli incentive sulle tariffe del Quinto conto energia. Soldi facili, garantiti da chi paga in bolletta gli incentivi sia per produrre energia da rinnovabili sia da fonti “assimilate”, cioè rifiuti e scarti di raffineria. La liquidità garantita dagli utenti dell’energia elettrica viene qualificata come “incentivi” e destinata agli speculatori, alla faccia della crisi economica. Su questo hanno le idee molto chiare i comitati S’Arrieddu e No Furtovoltaico, impegnati a liberare Narbolia dai pannelli della Enervitabio, controllata dalla cinese Winsun Luxembourg. Un progetto approvato illegittimamente e privo di efficacia per la comunità, con enormi impatti ambientali e sociali. Anche qui il ricatto occupazionale non regge. A fronte di qualche decina di occupati i comitati denunciano la scomparsa nell’isola di 97.000 posti di lavoro per la chiusura di moltissime aziende del comparto agro pastorale. Le cause sono da imputarsi alla corsa ad accaparrarsi terreni per accedere ad ulteriori incentivi, così da mandare avanti il ciclo di produzione dell’energia da parte di grandi imprese come la Winsun, che fanno a loro volta lievitare i prezzi spingendo i piccoli proprietari a vendere ed altri a corrispondere un affitto troppo elevato causato dagli aumenti della rendita fondiaria. Allo stesso modo la crescita della domanda di cereali causata dalla bolla speculativa avviata con il business dei biocarburanti fa aumentare il prezzo dei mangimi per animali, rendendo insostenibile economicamente portare avanti attività legate all’agro ed alla pastorizia per i piccoli produttori. La pratica del “land grabbing”, l’accaparramento massiccio delle terre, sta trasformando la Sardegna per l’ennesima volta in una terra di conquista, attraversata da predoni. Una regione che oggi è costretta ad importare l’80% dei suoi consumi alimentari, mentre produce una quantità di energia superiore rispetto al suo fabbisogno energetico. «Questa è una battaglia per la sovranità, contro la speculazione energetica», ci ripetono infatti i cittadini del Comitato No al progetto Eleonora durante la marcia della terra che si è tenuta il 20 aprile scorso ad Arborea. Qui la Saras, impresa della famiglia Moratti, ha intenzione di trivellare il territorio per la ricerca di gas metano attraverso il «fracking», la fratturazione idraulica delle rocce, una tecnica pericolosissima e vietata da molti paesi. Scienziati degli Stati uniti imputano al fracking la nuova ondata di terremoti in zone non sismiche come il Midwest, dove le continue fratture e le sostanza utilizzate come riempitive per tenerle aperte sarebbero all’origine della nuova ondata sismica. Secondo l’UNMIG, ufficio nazionale minerario idrocarburi, in Italia sono 39 i pozzi di reiniezione, di cui ben 26 dell’Eni. I cittadini di Arborea vogliono evitare questo scempio e gli enormi rischi che il progetto arrecherebbe, a fronte di vantaggi immediati molto piccoli in termini occupazionali e di danni enormi nelle filiere lattearia, casearia e agroalimentare. Un inganno verde svelato dalle tante soggettività nuove che in Sardegna, come nel resto del paese, a partire dalla difesa dei beni comuni mettono al centro la dignità della persona ed una relazione nuova con la natura non umana, dalla quale partire per coniugare diritti, lavoro e difesa dell’ambiente.

martedì 7 maggio 2013

Marcia Nazionale per l'aria, l'acqua, la terra ed il cibo sani




Ciao!

Questo è l'invito a partecipare ad un evento molto importante, la "1° Marcia Nazionale per l'aria, l'acqua, la terra ed il cibo sani" [clicca qui per visualizzare il volantino ] che si terrà il 25 maggio 2013 ad Assisi (Pg) nel contesto del Coordinamento Nazionale "Terre Nostre" NO biogas NO biomasse.

Abbiamo organizzato un servizio di Bus turistico in partenza da Bologna alle 6.00 di sabato 25 maggio, e ritorno alle 23.00 dello stesso giorno.

Il costo di viaggio, andata e ritorno, per ogni passeggero è di 23 euro. 

Il convegno che precede la marcia, si terrà presso il Centro Congressi Hotel Cenacolo ove si potrà pranzare a costi contenuti (circa 13 euro).

Al fine di prenotare i mezzi di trasporto chiedo a chi è interessato a partecipare di comunicarmi la propria adesione, se possibile entro venerdì 10 maggio via e-mail o, ancora meglio, tramite telefono - 3771304562.



Grazie per l'attenzione.



Marco Alberghini
Presidente dell' Unione dei Comitati per l'ambiente e la qualità della vita dell'Emilia Romagna.

sabato 4 maggio 2013

Per riflettere

Ecologisti con la Volvo

Lucia è una bella ragazza, ha gli occhi verdi e una faccia solare, come si dice. E solare lo è veramente, ama i campi di pannelli fotovoltaici, ammesso che si possa amare un campo di pannelli fotovoltaici. Ama l’energia del vento come si può leggere anche sull’adesivo posto nel vetro posteriore della sua bella Volvo. Lucia ama la semplicità e rispetta gli animali, usa insetticidi ecologici e mangia verdure biologiche. Non sapevo esistessero anche verdure non biologiche.
Lucia ama la campagna, anche se non ci ha mai lavorato, quando passa un week end nella casa della nonna, taglia due fette di salame, le appoggia su un tovagliolino di carta e le mangia con gusto. Poi estrae dalla borsetta una salvietta disinfettante e se la passa con cura sulle mani. Non prende mai il caffé dalla nonna, non ama il caffé della moka, è troppo abituata al suo ottimo espresso in cialde di plastica che beve in bicchierini di plastica mescolandolo con palettine di plastica. Tutto riciclabile, ovviamente. Lucia abita in un appartamento di classe A con un ottimo condizionatore d’aria e un climatizzatore elettrico con umidificatore per l’inverno.
Lucia ha una grande coscienza ecologica.
Quando aggrotta le sopracciglia ricorda la nonna. La nonna pone le fette di salame su un piattino, fa il caffé con la moka e lo beve nella tazzina di ceramica che poi lava. Lava la stessa tazzina e gli stessi piattini tre o quattro volte al giorno. Usa fazzoletti di stoffa che poi lava, usa canovacci di stoffa. La nonna non ha idea di cosa sia il riciclaggio. Il cancello del suo orto era in precedenza la rete del letto. La nonna è sempre andata in bicicletta, non ha la patente. La casa della nonna non è di classe A. Non ha impianto di riscaldamento né condizionatore.
La nonna non ha nessuna coscienza ecologica.
di Natalino Balasso

Incidente alla BioPower di Lendinara (RO)

Digestore biogas squarciato. 
Incidente alla BioPower di Lendinara (RO)

Solo l'Arpa "non si allarma"

 

  

(02.05.2013) LENDINARA (Rovigo) - Incidente alla biogas. Il biogas è esplosivo quando si forma una miscela composta da 6% - 12 % di metano e 88% - 94% di aria. Fino a che il biogas accumulato nei digestori è in sovrapressione e si esclude l'ossigeno non c'è pericolo, ma se resta del metano nei serbatoi in fase di apertura e manutenzione o sesi verificano degli squarci con ingresso di aria il rischio esplosione c'è per quanto gli impiant dovrebbero essere a norma anti-esplosione ed ogni scintilla dovrebbe essere evitata. 

In Germania sono decine e decine gli incidenti con esplosioni, alcuni molto gravi. 

Nella foto [clicca per ingrandire] si vede lo squarcio di un digestore della Biogas della ditta Bio Power S.r.l. di Via Conta Treponti di Lendinara (Rovigo). A breve distanza dall'impianto vi sono delle abitazioni e i residenti sono giustamente preoccupati. Perché mettere a rischio tanta gente? Per garantire lauti e facili profitti a pochi speculatori? Ma quando in un paese con il 40% di giovani disoccupati con esigenza di concentrare le risorse sull'occupazione giovanile (defiscalizzazione assunzioni ecc.) si continua a regalare ai finanzieri d'assalto miliardi di €? 

Risposta dell'ARPA (Dott.ssa Paola Salmaso) dopo la pronta segnalazione del Comitato InterCom Ambiente Polesine: "Dalla foto che mi ha inviato non sembra esserci una situazione allarmante, ma ad ogni buon conto stiamo verificando la documentazione in nostro possesso e programmando un sopralluogo, probabilmente già nella giornata odierna.". Allora siamo tutti tranquilli e aspettiamo il prossimo incidente.

Michele Corti

Fonte: http://sgonfiailbiogas.blogspot.it/2013/05/digestore-squarciato-incidente-alla.html

 

lunedì 29 aprile 2013

Incontro pubblico

clicca sull'immagine per ingrandire

Buone notizie

Sì al parco fotovoltaico, no alle biomasse
Con una delibera Consigliare il Comune di Malalbergo si oppone alla proposta di tre impianti a Biomasse a San Pietro in Casale nell’area zuccherifici.


Gli scorsi mesi di Giugno e Luglio sono stati molto intensi e dibattuti rispetto al tema “Biomasse” non tanto per progetti proposti da Aziende del nostro territorio quanto invece per proposte provenienti da territori limitrofi al nostro.

In particolare l’attenzione e la preoccupazione dell’opinione pubblica in generale e delle Istituzioni locali in particolare si è concentrata sull’area dell’ex zuccherificio di San Pietro in Casale, dove l’ennesimo progetto presentato dalla Sfir, poprietaria di quello che resta dello stabilimento saccarifero, punta alla realizzazione del parco tecnologie eco energetiche che dovrebbe comprendere anche tre impianti a biomasse ( due funzioneranno a mais e uno a cippato ).

Il Comune di Malalbergo ha manifestato nel corso del Consiglio Comunale del 19 Luglio scorso, svoltosi presso l’Auditorium di Via Minghetti ad Altedo, la propria contrarietà alla costruzione di queste centrali e ha chiesto che nell’area dell’ex zuccherificio, venga valorizzato il fotovoltaico. Il tutto è contenuto in una delibera che in quella seduta, è stata approvata all’unanimità. La delibera approvata risponde al disagio e alla preoccupazione espressa dalla popolazione comunale alla luce della possibile futura installazione di questi impianti.

Per queste stesse motivazioni sul nostro territorio è nato anche il “Comitato arriveremo prima della puzza” presieduto dal professor Piero Versura che ha l’obiettivo di impedire la costruzione arbitraria e indisciplinata delle centrali a biomasse.

Il Consiglio Comunale unito e compatto ha chiesto, inoltre, in riferimento al nuovo progetto di Sfir, dove sia finito il “vecchio” progetto che prevedeva la riqualificazione dell’area in polo commerciale.
Un progetto quest’ultimo di qualche mese fa scaturito da un accordo fra enti locali e cittadinanza dopo un lungo percorso partecipativo. Dell’ultimo accordo invece, che sostituisce il vecchio e prevede i tre impianti a biomasse, il Comune di Malalbergo non è stato informato.

La delibera del Comune chiede quindi, alla Commissione territorio e ambiente e mobilità della Regione, al Comune di San Pietro in Casale, alla Regione e alla Provincia, di dare corso all’accordo del parco tecnologie eco energetiche promuovendo e valorizzando unicamente la realizzazione di impianti per la conversione fotovoltaica dell’energia solare in energia elettrica con sviluppo di relative attività manufatturiere rigettando ogni qualsiasi altra proposta della Sfir che preveda gli impianti a biomasse.

Il Consiglio Comunale chiede, inoltre, di richiamare la Sfir all’assunzione degli impegni presi rispetto alla realizzazione del polo funzionale di Altedo–San Pietro così come previsto dagli accordi territoriali approvati nei mesi precedenti perché solo l’attuazione del polo funzionale consentirebbe sviluppo, crescita economica ed occupazionale ad una area importante poiché vicina al casello autostradale di Altedo, così come stabilito dal Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP).

Il Sindaco
Massimiliano Vogli

Perchè no

fonte: http://www.ilmanifestobologna.it/wp/2013/04/biomasse-nel-bolognese-dalla-protesta-al-movimento-culturale-che-passa-dalla-difesa-del-territorio/

Biomasse nel bolognese: dalla protesta al movimento culturale che passa dalla difesa del territorio


di Massimo Corsini

Ancora biomasse. Fino alla nausea. Il rischio sembrerebbe essere quello di scrivere sempre lo stesso articolo. Invece no. Perché è sempre più evidente che quello che sta accadendo in tutta Italia, ovunque, con la formazione di comitati spontanei contro la realizzazione degli impianti a biogas, è ormai un movimento culturale che nasce dalla presa di coscienza della necessità di difendere il proprio territorio da quella che sembra essere a tutti gli effetti una minaccia vera propria. Una minaccia per la salute, per l’ambiente e anche l’economia (non quella dei costruttori di centrali e di qualche amministrazione).
Lunedì scorso, 15 aprile, all’auditorium di Budrio, il comitato “Mezzolara per l’ambiente” aveva invitato, come relatori, il professor Tamino dell’Università di Padova, il professor Rossi dell’Università di Arezzo-Siena e il professor Corti della Statale di Milano: un biologo, un medico ed un agronomo. È il segno che la gente cerca di capire, vuole conoscere e che in una regione che ha nel proprio DNA le rivolte agrarie, bianche e rosse, i conti senza l’oste non si fanno.
“Che cosa significa essere moderni?” ha chiesto retoricamente il professor Rossi all’inizio del suo intervento, come se aprisse un convegno di filosofia. Ebbene significa conoscere scientificamente e razionalmente che cosa ci viene proposto dalle nuove tecnologie. Questa frase che pare uscita da un illuminista del settecento, in realtà sembra calzare a pennello in polemica contro gli amministratori di Regione e Provincia di Bologna che avevano diagnosticato ai comitati la sindrome di Nimby, “Not in my back yard” (non nel mio cortile).
Il punto è che chi ha investito sul biogas, chi ha programmato a tavolino questo espediente per fare soldi, ha tentato di mascherare sotto forma di energia alternativa qualcosa che in realtà è tutt’altro: non è un sistema ecologico, pulito, riciclabile e, come è stato detto più volte, senza gli incentivi dello stato non sarebbe nemmeno un sistema economicamente virtuoso. O per lo meno: non lo sarebbe per chi utilizza colture dedicate o reperisce presso terzi la biomassa. Il sistema non è ecologico perché, come ha spiegato Tamino, l’energia viene prodotta per mezzo di una combustione, cioè si consuma materia per produrre energia, un processo che in natura è in realtà molto raro, ma soprattutto qualsiasi cosa venga bruciata produce uno scarto: in questo senso l’energia prodotta non è riproducibile.
“Bruciare materia per produrre energia è la cosa più stupida che si possa fare, anzitutto perché abbiamo un problema di materia, anche se sappiamo benissimo che una merce deve essere esauribile per avere un prezzo”spiega lo stesso Tamino. La centrale a biomassa produce energia attraverso un sistema che è molto più simile a quello di produzione industriale piuttosto che a quello di madre natura. In realtà, come ha spiegato il professor Tamino, non si tratta letteralmente nemmeno di un’ energia alternativa: “Quando fanno una centrale a biomassa mica ne chiudono una elettrica, ci avete mai pensato? In Italia abbiamo una produzione di energia elettrica che è due volte la domanda massima, ovvero 55 Gigawatt, mentre abbiamo una produzione che si aggira sui 110. Non c’è bisogno di nuove centrali, ma di sostituire centrali inquinanti con fonti veramente rinnovabili”.
Sia Rossi che Corti si sono concentrati principalmente sul problema dello scarto della biomassa: il “digestato”. Nel digestore (il serbatoio dove avviene la fermentazione anaerobica) si verifica lo stesso processo che avviene nel nostro intestino. “Il vero problema è quello che resta, la cacca dell’impianto”, spiega al volgo Rossi. E in modo altrettanto schietto dichiara: “Io dico chiaramente quello che penso: sono contrario a questi impianti. Quello che resta dopo la digestione anaerobica, il digestato, è popolato da batteri la cui azione sulla salute umana, sugli animali e l’intero ecosistema ha conseguenze non ancora note alla scienza. Oltretutto i vantaggi dell’impianto sono tutti soggettivi, i rischi collettivi e questo non è eticamente accettabile”.
Ma non basta, Rossi esibisce anche una lettera del rettore dell’ università di Padova, nonché docente di microbiologia e preside della stessa facoltà di medicina, che conferma il rischio di insalubrità proveniente dallo spandimento del digestato. “Nel giro di pochi anni avrete tutte le falde inquinate” spiega Rossi, “statene certi”. Non si tratta di fare del terrorismo, secondo le parole del docente toscano, si tratta di essere moderni, come dice lui, nel vero senso della parola, cioè cercare di capire realmente la portata reale di un fenomeno. Poi invita la cittadinanza a rivolgersi al sindaco, Provincia ed ASL.
“Hanno delle precise responsabilità. Noi quello che siamo riusciti a fare a Castiglion Fibocchi, in provincia d’Arezzo, dove abbiamo bloccato la costruzione della centrale, lo abbiamo fatto perchè avevamo al nostro fianco il sindaco che è il primo responsabile della pubblica sicurezza: il digestato, fino a prova contraria, è per legge un rifiuto, e come tale va trattato”. Il pubblico mentre ascoltava sorrideva per l’innocenza con cui Rossi pronunciava queste parole, segno che davvero non sapeva nulla del fatto che l’amministrazione stessa era coinvolta nel progetto di realizzazione della centrale.
Il professor Corti per dare l’ordine di grandezza del problema di cui ci si vuole occupare, ha voluto citare qualche numero: nella sua Lombardia, ormai, ci sono 400 centrali, in Italia sono un migliaio per una media di 800 kilowatt ciascuna: la provincia di Cremona, ha ricordato il professore, è praticamente colonizzata “dalle biogas”, come lui le chiama. Senza contare che quelle sui 200 kilowatt non vengono nemmeno denunciate. “Non pensiamo che il peggio sia passato. Siamo in piena corsa al biogas invece” dice.
Le centrali che si fanno in Italia, poi, rispetto a quelle che del nord Europa, sono a temperatura alta per consentire la pastorizzazione del digestato, mentre le nostre sono a bassa temperatura. Tornando al digestato, ha ricordato poi che la sua composizione può inibire la vitalità del terreno. “È ormai dagli anni ’90 che la produttività agricola è calata anche a causa della diminuzione di fertilità del terreno”, un problema che, come ben si capisce, influisce direttamente sulle rese agricole.

L'inganno delle biomasse e del biogas